Questo sito usa cookie per fornirti un'esperienza migliore. Proseguendo la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra OK

Storia

 

Storia

Secondo una leggenda riportata dallo storico polacco Jan Dlugosh del XV secolo, i primi rapporti tra Lituania e Italia sono rintracciabili già nella storia antica: un gruppo di nobili romani sostenitori di Pompeo Magno sarebbe giunto nelle terre dell’odierna Lituania per sfuggire alla repressione di Cesare.  Storicamente meglio documentati, sono i rapporti intercorsi tra Lituania e Stati italiani a partire dal  XIV secolo dopo Cristo. Nel 1323 il nome di Vilnius è menzionato per la prima volta in un documento scritto, quando il Granduca di Lituania Gediminas invia una richiesta al Papa Giovanni XXII per ottenere un aiuto ad introdurre il cristianesimo nel proprio regno. Le tribù lituane nel secolo precedente si erano strette a costituire una solida entità statale sotto la guida di Mindaugas e Gediminas, che con successo respinsero gli attacchi dell’Ordine Teutonico. La tenace opposizione all’espansione teutonica consegnerà alla Lituania un destino assai diverso da quello delle altre terre baltiche: sottratto all’influenza nord-europea il Paese gravita nell’area cattolico-romana (la conversione al cristianesimo, definitiva solo nel 1387, è anche in funzione anti-Teutonica), e, dopo l’alleanza dinastica stretta con la Polonia (1386) diventa il cuore di un regno esteso dal Mar Baltico al Mar Nero (1430). Il Granducato era noto in Europa per la sua tolleranza delle minoranze. In  particolare la comunità ebraica (Litvacchi) ebbe modo di prosperare, tanto che secoli più tardi Napoleone ebbe a definire Vilnius la “Gerusalemme del Nord”.
La precoce contaminazione culturale veicolata dalla diffusione del cristianesimo in Lituania ha lasciato tracce in ambito architettonico tuttora visibili, specialmente nella capitale Vilnius. La Cattedrale si erge laddove venne costruito un convento di frati francescani, da cui partì il primo sforzo per la cristianizzazione del paese. La Chiesa dell’Assunzione e la Chiesa della Resurrezione testimoniano, con alcuni resti inclusi nei successivi rifacimenti, l’influenza dell’architettura gotica italiana. La Chiesa di San Nicola è un altro valido esempio di quanto detto.
I rapporti tra Lituania e Italia s’intensificano nel periodo rinascimentale specialmente con il matrimonio tra la principessa Bona Sforza (figlia del Duca di Milano Gian Galeazzo Sforza) e Sigismondo il Vecchio sovrano del Granducato di Lituania. Al seguito della principessa un grande numero di artisti, architetti, artigiani e uomini di cultura italiani giunse in Lituania che contribuirono a rendere Vilnius una delle capitali del Rinascimento europeo. Le innovazioni introdotte da Bona Sforza furono notevoli tanto in campo culturale che economico e politico: nel Paese vennero introdotte colture fino ad allora sconosciute nell’Europa nord-orientale e fu attuata una riforma della proprietà terriera che doveva servire da modello ai successivi interventi del discendente Sigismondo Augusto (il cui precettore, vale la pena notare, fu il siciliano Giovanni Silvio Amato).
Nel 1562 Vilnius divenne il terminale di una delle prime rotte postali. Questa, passando per Cracovia e Vienna, giungeva a Venezia. Nel 1570 venne fondato a Vilnius il Collegio dell’Ordine dei Gesuiti che nel 1579, con i decreti di papa Gregorio XIII e del sovrano Stefano Batory, diventava l’Universitas Vilnensis, una delle più antiche e prestigiose università dell’Europa orientale. In molti collegi e chiese di Vilnius è evidente l’opera e l’influenza di architetti italiani formatisi in seno all’ordine gesuita, tra cui Giovanni Maria Bernardoni (1541-1605), attivo in Lituania dal 1583.  L’aspetto barocco di Vilnius è il frutto della cooperazione di maestri italiani e lituani. Ad esempio, Costantino Tencalla diresse i lavori della chiesa di S. Teresa, una delle prime chiese barocche in Lituania.  Pietro Perti e Giovanni Maria Gallia sono gli artefici di quello che è riconosciuto come il capolavoro barocco in Lituania, la chiesa di S. Pietro e Paolo.  La fine del XVIII secolo vede una notevole diminuzione dei rapporti tra Lituania e Italia come conseguenza della seconda spartizione (1793) del Commonwealth lituano-polacco (nel momento in cui il paese si avviava verso riforme democratiche ispirate dalla Rivoluzione Francese). La Lituania è inclusa nell’impero zarista e comincia per essa un periodo di dominazione repressiva che mira alla completa russificazione della regione.
Nonostante i numerosi divieti (quello sull’uso della lingua lituana diede vita all’importazione illegale di testi lituani stampati nella vicina Konigsberg, facendo sì che oggi i cosiddetti contrabbandieri di libri vengano oggi considerati figure eroiche) il tentativo di assimilazione da parte russa fallisce; i lituani, restano attaccati alla propria lingua alla propria religione cattolica, rifiutando in gran parte l’introduzione del cristianesimo ortodosso.
Ma non è solo la componente cattolica che caratterizza il paese. In esso infatti vive e si accresce vieppiù la comunità ebraica che dà soprattutto alla città di Vilnius un particolare tono di cultura tipicamente Jiddish, testimoniato dalla presenza di più di cento sinagoghe di cui purtroppo una sola sopravviverà alla ferocia nazista nel corso della seconda guerra mondiale. Con la sola eccezione di coloro i quali riuscirono a fuggire in tempo negli Stati Uniti e in Palestina la quasi totalità della popolazione ebraica venne annientata.

Relazioni con l’Italia
Si può iniziare a parlare di vera e propria cooperazione politica tra i due Paesi a partire dal periodo successivo alla prima guerra mondiale, quando la Lituania si afferma come stato indipendente. I primi contatti tra rappresentanti lituani e italiani hanno luogo durante la Conferenza di Parigi, nel 1919-1920. La delegazione lituana, che non è riconosciuta ufficialmente in quella sede, si adopera presso gli emissari delle potenze vincitrici affinché sia attribuita legittimità al nascente stato lituano. L’Italia dimostra un atteggiamento amichevole rispetto alle richieste dei lituani. Un orientamento quello italiano, che resterà costante lungo tutto il periodo dell’indipendenza lituana tra le due guerre mondiali (periodo travagliato dalle questioni territoriali di Vilnius e Klaipeda).
Lo stato italiano, garante dello statuto internazionale di Klaipeda insieme alle altre potenze vincitrici del primo conflitto mondiale, acconsente a che l’assegnazione della città alla Lituania diventi definitiva. Ulteriore prova dei buoni rapporti tra le due nazioni è la richiesta da parte degli statisti lituani affinché una delegazione italiana faccia da intermediario nella disputa lituano-polacca per la sovranità sulla città di Vilnius.
Alla guida della missione diplomatica italiana in Lituania si succedono gli ambasciatori  Giovanni Amadori (06/05/27-10/10/35), Francesco Fransoni (10/10/35-22/06/38), Giovanni Di Giura (22/06/38-29/10/39), Angelo Cassinis (29/10/39-24/08/1940). Il lavoro dei diplomatici italiani è interrotto dall’ingresso delle truppe sovietiche nel Paese, inizio, questo, di un periodo tragico della storia nazionale lituana. Dopo la ferocia della seconda guerra mondiale, abbattutasi potentemente sulla Lituania (la comunità degli ebrei lituani è quasi interamente cancellata nell’Olocausto),  repressione militare, deportazioni  arresti diventano realtà quotidiana per la popolazione, che a differenza del periodo zarista è costretta a subire, oltre alla volontà di russificazione, il duro processo di sovietizzazione.
Ancora una volta, i lituani riescono a preservare la propria identità attraverso un lungo periodo di dominazione straniera. L’ateismo di stampo sovietico non intacca la fedeltà dei lituani al clero cattolico locale, che anzi diventa il fulcro della resistenza anti-sovietica. La resistenza vede in prima fila tra le minoranze etniche della Lituania quello che rimane della comunità ebraica, specialmente con le iniziative promosse in campo culturale durante il periodo della Glasnost sovietica negli anni ’80. Un periodo non privo di aspetti positivi, sia dal punto di vista delle maggiori libertà (culturali, politiche) che dal punto di vista dello sviluppo economico (viene costruito il secondo reattore di Ignalina, fornendo la Lituania uno dei pilastri del futuro mantenimento della propria indipendenza energetica e politica).
Durante il periodo bellico e la successiva occupazione sovietica, l’impossibilità di mantenere rapporti diplomatici diretti non affievolisce l’amicizia tra Lituania e Italia, e quest’ultima è tra i primi Paesi della comunità internazionale a riconoscere la rinnovata indipendenza della Repubblica baltica il 30 agosto 1991.
Franco Tempesta nel settembre 1991 è stato il primo Ambasciatore italiano a Vilnius nel periodo della rinnovata indipendenza lituana. L
‘Ambasciatore Tempesta in una Vilnius ancora controllata dalle truppe sovietiche consegnò al facente funzioni Capo di Stato, Vytautas Landsbergis, le lettere credenziali. Nello stesso incarico si sono succeduti gli Ambasciatori Mario Fugazzola (1996), Bernardo Uguccioni (2000), Giulio Prigioni (2004), Renato Maria Ricci (2009) e Stefano Taliani de Marchio (2013).
La Lituania indipendente ha velocemente confermato la sua tradizionale vocazione europea e occidentale entrando a far parte di NATO e Unione Europea, conoscendo un sorprendente slancio in campo economico. D’altra parte, altissima è l’attenzione del governo lituano verso quella parte d’Europa (Bielorussia, Ucraina, Moldova, Romania, Georgia) che per secoli ha avuto forti rapporti con lo storico Granducato.


91